LA
MIA STORIA
di Luca Pulino
Se
una persona riservata come me decide di rendere pubblica un po’ della sua vita
è per due motivi:
per
una bella notizia oppure (da quando mi è sta diagnosticata la SLA) comunicare
agli altri quella che considera una delle più brutte esperienze della sua vita.
Mi
chiamo Luca e sono nato il 27 gennaio del 1971 a Capranica (Vt) dove vivo
tuttora.
Fino
a qualche tempo fa conducevo una vita normale: la mia famiglia, le serate con
gli amici, i viaggi, il lavoro.
Sono
estremamente aperto e gioviale con gli amici, più serio e riservato in tutti
gli ambienti che conosco poco dato che non sempre riesco a sentirmi
immediatamente a mio agio.
Sognavo
di fare l’archeologo o il biologo ed invece sono finito a lavorare in banca,
un lavoro completamente
diverso dai miei sogni ma che comunque nel mio piccolo mi ha dato diverse
soddisfazioni.
Non
ho mai sognato di diventare un calciatore professionista ma il calcio è sempre
stata la mia più grande passione. Quante
partite ho giocato… solamente per il gusto di divertirmi. Ho
sempre giocato a livello dilettantistico con la squadra del mio paese
(campionati di I^ categoria) e quando potevo organizzavo partite di calcetto con
i miei amici.
In
generale mi piace tutto ciò che è movimento.
Ad esempio non avrei mai potuto giocare a golf: uno sport impegnativo ma poco
movimentato.
Avrei
potuto invece fare il ballerino, e il ballo è infatti la mia seconda passione.
Credo
molto al valore dell’amicizia, mi piace ascoltare e confrontarmi con gli
altri, raramente mi si vedrà piangere mentre, anche nelle giornate più tristi,
non mi manca mai la forza di regalare un sorriso.
Amo
stare in compagnia ma anche la solitudine quando voglio rilassarmi ed avere la
giusta tranquillità. Questo
breve racconto è per dare un’idea generale del mio profilo psicologico e di
quello che era il mio mondo e di come, a causa della malattia, esso è
profondamente cambiato.
Intervista al periodico "La Voce" del
maggio 2003
Intervista al quotidiano "Avvenire" dell'11 settembre 2003
Intervista al quotidiano "L'Unità" del 24 febbraio 2004
IL
MIO RAPPORTO CON LA MALATTIA
La
SLA ha completamente cambiato la mia vita.
Dal
giorno della diagnosi sono riuscito per un anno a continuare a vivere da solo e
sono ritornato a casa dei miei genitori solo quando oramai ogni singola azione
era diventata uno sforzo troppo grande da sopportare.
Anche
se nemmeno nei miei peggiori incubi avrei
mai immaginato di dover combattere contro un nemico così terribile,
non ho mai smesso di credere che un giorno sarei guarito.
Vorrei
addormentarmi e svegliarmi proprio il giorno in cui fosse trovata una soluzione
contro la SLA.
In
certi giorni mi sembra quasi che quello che mi sta succedendo non sia vero e che
da un momento all’altro tutto finisca come se fosse un brutto sogno, ma so che
non è così.
Ci
sono due modi per affrontare una situazione così drammatica: lasciarsi andare o
combattere.
Io
ho scelto fin dall’inizio di combattere!
Mi
chiedo spesso di quanta forza avrò bisogno per superare questo ostacolo e mi
rispondo che qualunque sia la forza necessaria io riuscirò a trovarla.
Ho
visto pian piano restringersi i miei spazi di azione, ho visto pian piano
ridursi le mie capacità motorie, e solo io so quanto ho lottato per rimanere
autosufficiente.
Oggi
posso dire di essere stato sfortunato (almeno per ora) anche se nella sfortuna
mi sento un privilegiato: vado ancora al lavoro, faccio fisioterapia tutti i
giorni, gli amici non mi mancano ed ho una famiglia sempre presente… cose su
cui non tutti i malati di SLA possono contare.
Il
soggiorno della casa dei miei genitori è diventato il mio quartier generale:
sono
diventato bravissimo nel dare gli ordini. Non
amo piangermi addosso, a cosa servirebbe? Non voglio lasciare nulla
d’intentato ed un atteggiamento mentale positivo può fare la differenza.
Cerco
di aiutarmi il più possibile e soprattutto di mettere gli altri in condizione
di darmi una mano. Mi
capitano dei giorni dove vorrei mollare ogni forma di resistenza e in quei
momenti mi basta guardare negli occhi i miei familiari per ricominciare a
lottare.
Neanche
per i miei familiari è facile vivere questa
situazione perché siamo tutti consapevoli di cosa potrebbe significare avere la
SLA. Nemmeno
per i miei amici è facile ma per fortuna si sono calati perfettamente nella mia
situazione.
Mi
mancano le serate passate insieme a loro perché oggi nonostante i miei sforzi
non è più la stessa cosa.
Mi
manca tutto!
Mi
manca quella quotidianità che quando si sta bene non si apprezza.
Mi
manca tutto…
ma un giorno giuro mi riprenderò completamente la mia vita.
LA
MIA TEORIA SULLA MALATTIA
Non
ho mai avuto problemi di salute: una sola malattia infantile, mai
un’influenza, mai un mal di testa e quindi ho fatto uso di medicinali
raramente.
Giocavo
a calcio ma non ho fatto mai uso di sostanze dopanti (non volevo nemmeno
specificarlo ma visto che si associa la SLA al doping mi sembra doveroso farlo).
Giocando
a calcio ho subito molti traumi ma anche
per questi difficilmente utilizzavo pomate o antidolorifici perché al mio
fisico era sufficiente rimanere a riposo un paio di giorni per ritornare in
forma.
Non
ho avuto traumi psicologici anche se la mia vita è stata spesso scandita da
ritmi frenetici.
Oggi
con il senno di poi posso dire forse di aver abusato di “movimento” e che
forse, insieme ai traumi di gioco, ad un periodo di forte stress emotivo e ad
una predisposizione genetica, questo
possa essere l’elemento scatenante della malattia… Forse…
Visto
che ad essere colpite sono le cellule del sistema nervoso che si chiamano
motoneuroni, non mi stupisce che tante persone colpite svolgessero un’intensa
attività sportiva...almeno per i casi ad esordio giovanile… Forse…
Visita
il sito di Luca: http://www.leportedellasperanza.it/